Il lavoro come dipendenza

In occasione dell’evento ASQ (associazione svizzera dei quandri) dello scorso 12 marzo 2012 presso AMAG Breganzona si é discusso del “work life balance”. Alla presenza di Stefania Boleso, Ruby Belge, Tom Schefler e Roberto Pirola nel ruolo di moderatore/animatore si sono tematizzati vari argomenti inerenti il corretto bilanciamento fra la vita professionale, il tempo libero e il tempo dedicato alla famiglia.

Belge, Boleso e Schefler ospiti della serata ASQ

Sulla base di informazioni diramate dall’Organizzazione internazionale del lavoro (ILO, con sede a Ginevra) si apprende che la barriera nella quale rientra la definizione di “orari prolugati” si colloca a 48 ore settimanali. Al superamento di tale soglia si parla di “giornate eccessive” dal punto di vista di carico di lavoro al quale si sottopone il 22% della forza lavoro mondiale (circa 600 milioni di impiegati) mentre al superamento di 50 ore settimanali di lavoro si entra in una contesto di rischio “workaholic” ovvero di incontrare dipendenze, patologie, danni psicologici e fisici. Situazioni quest’ultime che nella zona UE portano ad un costo annuo di 55’000 milioni di euro per incidenti e malattie.

Le principali cause di queste situazioni occupazionali possono aver inizio da un superiore gerarchico il quale esercita eccessive pressioni nei confronti dei propri collaboratori sentendosi loro in obbligo di rispondere a tali esegenze, fornendo dimostrazioni di attaccamento e rettitudine ma nel contempo ponendosi in stati di ansia, paura di non concludere entro i termini, di incertezza.

Altri fattori causa del workaholic possono iscriversi alle pressioni economiche, familiari o sociali, la competitività, la necessità di fornire prestazioni altisonanti, la paura di pedere l’impiego, le mancanze di affetti e di tolleranza, il timore di pesanti e inopportune critiche dal/dai superiori. In merito a razionalizzazione degli orari é opportuno porsi qualche riflessione; si cerchi una risposta plausibile alla domanda in base alla quale 600 milioni di persone si sottopongono ad orari prolungati e poco più di 212 milioni sono incerca di occupazione.

Note:  È dipendente da lavoro, chi….

 • ricava un vero piacere dall’essere sempre impegnato, anche se potrà lamentarsi del fatto che “senza di lui le cose non vanno avanti!” e che è costretto a occuparsi di tutto.

• tollera poco e male le persone che non vivono come lui il rapporto con il lavoro

• incide pesantemente sul clima interno, esercitando sugli altri la pressione che egli esercita su se stesso

• spesso è perfezionista, rigido, focalizzato su ciò che non va

• è distante dagli aspetti “umani” del rapporto lavorativo (analfabetismo sentimentale)

Inoltre: La sindrome da dipendenza dal lavoro o sindrome da workaholism è un disturbo ossessivo-compulsivo, un comportamento patologico di una persona troppo dedita al lavoro e che pone in secondo piano la sua vita sociale e familiare sino a causare danni a se stessa, al coniuge, ai figli.

 

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