Sono veramente molto stanco!

Isola d’Elba – campionato mondiale mtb marathon. Oltre 6 ore di competizione per assegnare il titolo mondiale di mtb marathon. Tutto normale in uno sport per duri dedicato a chi ha fondo e resistenza. I chilometri si accumulano le energie si assottigliano. La tecnica e le abilità di guida sono intaccate dalla lucidità mentale che con il trascorrere dei minuti si affievolisce. Parametri di quantificazione dello sforzo sotto controllo costante, equilibrio idrico, sali, zuccheri, gel e alimenti a rapida assimilazione a pieno regime e a portata di mano degli addetti nelle varie zone rifornimento. Il tempo segna ogni fisico, anche quello più preparato. Come atleta concentrato nello sforzo non senti lo speaker bensì intuisci dei suoni più o meno decifrabili. Non vedi la struttura d’arrivo bensì intravvedi sagome ed aloni colorati. Non percepisci più il contrarsi dei fasci muscolari bensì rasoiate alle gambe che ti impediscono qualsiasi altro sollecito per accelerare, ti basta quanto necessario per un ritmo atto a mantenere l’equilibrio. Quattro parole masticate fra i denti stretti dallo sforzo costante: “Sono veramente molto stanco”. E come non capirlo ed immaginarlo. C’è ancora da spingere e da guidare pulito fra sassi e buche se vuoi arrivare alla fine, guarda avanti e ragiona, lascia la stanchezza alle spalle. Dopo la linea del finish è gradevole trovare un solo scalino per appoggiare le ossa, hai ancora 100 calorie da consumare e poi ne avrai bruciate 7000. Ne hai ancora qualcuna per masticare l’ultima ciambella dal bancone-colazioni ormai rimasta al bar dell’angolo. Qualcosa di diverso dai chimici gel, un gusto gradevole al palato impastato con il terriccio inghiottito in gara. Il bianco dello zucchero a velo fa contrasto con il marrone della polvere incollatosi al sudore sul viso, sulle gambe, sulle braccia. Ti bastano poche calorie per una doccia e per deambulare, poi sarà solo recupero e ricordo e racconto e altri sogni e spiaggia e gelato. Buon relax lottatore eroe. Anche oggi è stato piacevole e avvincente essere al tuo seguito.

Izoard -Mille nomi, ma non il mio!

Agosto 2021 – A volte devi subire, accantonare le velleità e farti mestamente da parte, lasciare andare! Ovvero; lasciare che ti superino con un ritmo al quale non puoi resistere nemmeno speculando restando in scia. Ci riesco bene da over 60 o da under61. Tollero e basta. Come quando un tizio, sgangherato, ginocchia larghe, dinoccolato, un “ragno” in sella per farla breve, mi sbeffeggia e se ne va. È snello e di altro ritmo, migliore del mio. Altre volte mi vendico, sono io a raggiungere e superare un altro ciclista, ma è sempre più raro.

È bello qui, salita abbordabile in un paesaggio incantevole con grande spazio e larga presenza di ciclisti. Sull’asfalto leggo i nomi e cognomi delle star del ciclismo che conta, i prof e qualche altro a me sconosciuto. Già ed il mio nome? Nessuno tifa per me? Assenza totale di sostegno morale. Nessun Alfio. L’unico prof fu un certo: Alfio Vandi (anni 70/80) poi nulla più. Non sono gli Alfio ad ambire al gotha del ciclismo, almeno per ora. Apice di tutta la salita, il passaggio nella Casse Deserte, mitico e sempre emozionante tratto della rinomata montagna del Tour, anche se la vedi in tv nel corso della tappa ti porta quel qualcosa di mistico. Il tratto è breve ma val bene una pausa, qualche scatto e video panoramico, con l’opportunità e lo scopo di rilassare i muscoli… Da qui mancano 2-3 km, sono in cima e ritrovo il “ragno” che dialoga con il mercante della bancarella delle gomme/plastiche golose. Sono entrambi della zona. Ormai sono in cima, arrivato, come giustifico l’assunzione di gommini dolci? Se le mangio mi serviranno solo per la discesa verso Briançon o verso Guillestre, non ha senso. Da oggi anche il mitico Izoard entra nella collezione personale.

entrata nella Casse Deserte, Izoard

CURA PER L’ETÀ ANAGRAFICA

21 settembre 2019, Lugano.

Il tempo segna il suo ritmo implacabile, il calendario scandisce giorni, stagioni e anni. Per molte persone è duro trovarsi adulti senza aver fruito delle giuste passioni. Noi pedalatori perenni, incuranti del trascorrere del tempo, della pelle attaccata dalle rughe, dai capelli o dai peli (nel mio caso) ormai quasi grigi, ce ne facciamo un … baffo di queste banali conseguenze. Curiamo l’anima e pedaliamo motivati, ancor più allegri se ci chiedono, e noi lo desideriamo, di muoverci esibendo qualche vecchio modello di bicicletta caduta in disuso se comparata a modelli odierni. Coadiuvati dal giusto abbigliamento rievocativo ed almeno risalente agli anni 70, sopportiamo la lana ed il suo effetto “collaterale”. Ci riattacchiamo un dorsale gara e si parte per una sfida a cronometro nella quale te ne freghi di andare più forte dei tuoi amici/rivali, ma ci dai di brutto lo stesso, ormai, da che il ciclismo esiste è stato sempre cosi, devi pigiare e tirare sui pedali e mangiarti l’asfalto con il tuo sudore e non con i watt di una e-bike. Lugano-Melide-Lugano sono 12 km, non un granché, tutta dritta a parte la rotonda di Melide, la dove fai il giro di boa e rilanci. Ebbene qualcuno, non so dove, con la “vera bici contemporanea da crono” impegnato nella Cancellara Challenge ha scovato il modo di andare gambe all’aria. Potere dei tempi moderni?

I miei polmoni lavorano come 40 anni fa, la resa è del 50% rispetto a 40 anni fa. La meccanica anche, soggiace al potere del trascorrere del tempo, qualche funzionalità mia abbandona ma … concludo la prestazione, non so in quanto tempo ed in quale posizione della classifica. Bello, bello rievocare i momenti che ti riportano indietro con gli anni, bello curarsi con i ricordi rinfrescati dalle stesse azioni, dagli stessi odori, rumori, inghippi e piaceri.

 

38 km di salita e una sola mucca!

La vallata che conduce al valico del Gran San Bernardo si presenta soleggiata, calda, trafficata, comunque invitante. Mezzi pesanti che transitano in direzione Aosta ti trascinano nel risucchio della scia e ti alleviamo lo sforzo. Ne farei volentieri a meno a favore di aria più respirabile, ma ciò che mi fa dannare maggiormente sono le moto. Centauri nel motore ma non nel cervello, sfrecciano a 100 km/h e più con lo scopo di essere poi ricordati con qualche mazzo di fiori deposto sul quel muro, su quel paracarro, su quella curva, in memoria di….

Noi ciclisti amanti del movimento lento abbiamo altri grattacapi. Io, per esempio; “Con cosa mi ricompenserò una volta giunto alla meta. Lassù, sul valico?”. Ad attendermi vi sarà un santo: Bernardo. Io non lo vedrò, lui forse

una rara giornata limpida a questa quota, magnifico.

si! È quanto dicono dei santi o per lo meno quanto ci fanno credere. Io vedo solo salita, ormai sono tre ore che pedalo verso il cielo azzurro come mai l’ho visto da queste parti vallesane. Nuvole? Nemmeno a comprarle! Bene così, salgo in corto ma dotato del necessario per ridiscendere e affrontare temperature settembrine, di un bel settembre però, isoterma di zero gradi a 4600 metri. Allegria per noi ma miseria povera per i ghiacciai che sudano e che nel 2100 non vi sarà più traccia di loro. Salgo e sudo e le forze si esauriscono e le gambe mi lasciano e i km, anzi i metri non aumentano. Il pezzettino di barretta energetica è buono fin tanto che non si esaurisce in bocca, spero che mi arrivi anche nei muscoli.

Mi fermo, prendo fiato, una mucca mi osserva stranita, mucca sacra in India ma in Svizzera sinonimo di latte anzi di formaggio. Già formaggio, con pane? E il vino? Meglio solo birra? Mah? Anzi muuuuh! No nemmeno un muuuh di incitamento! Ma che mucca sei? L’unica in 38 km e nemmeno un incitamento. Mi guarda passare con i sui baffi bianchi, simpatica, ammirata e immobile, ma nemmeno un muuuh. Salgo a 6 forse 6,5 km/h ma ormai manca poco, non avrò San Bernardo a stringermi la mano per complimentarsi, oggi è impegnato altrove, forse con i mitici cani del luogo montano ma al ristorante un cappuccino con tanto, tanto cacao e una fetta di torta di mele non la negano, mettici pure anche la cannella, non so se mi nutrirà ma tu, cameriera simpatica, metticela. Poi solo discesa.

Filippo Colombo; argento puro.

Il 30 agosto 2019, ai mondiali mtb in Canada Filippo Colombo si aggiudica la medaglia d’argento nella categoria U23. Nel suo ultimo anno in questa categoria conferma la sua predisposizione in questo sport e si lancia con grosse credenziale nel 2020 fra gli élite.

il podio U23 di MONT-SAINTE ANNE, Québec, CANADA

È solo una questione di ……

Che sia un mix fra ambizione e determinazione? Fra umiltà ed esaltazione, fra fatica e sacrificio? Che la dottrina dei saggi guerrieri cinesi ed artisti degli stratagemmi ci suggerisca che per far entrare il pieno si deve creare il vuoto? Può essere veramente come quanto scritto qui sopra. Noi principalmente ci divertiamo ed alcune volte si vince pur ammettendo  che il vero valore del risultato non si debba leggere unicamente nel conteggiare il venale computo del numero delle vittorie. Sarebbe un errore! Si cresce, si matura, si commettono errori e si acquisisce esperienza per il futuro, da e anche da non corridore. La vita è una gara? La vita del business è una competizione? Bene, vediamola anche sotto un altro aspetto, ovvero: La gara é vita. Vi é un inizio, uno svolgimento, una fine e una riga da tirare per poi valutare il tutto. Intanto, il successo ed il suo contrario è formazione, prossima alla maieutica.

Per ogni corridore, dirigente, genitore, allenatore, coach, accompagnatore, tutti ci mettono volontà e dedizione. Non si campa certo con tale volontà e dedizione ma, molto di più, ci fa vivere grazie alle emozioni che estrapoliamo dai nostri “raga”. Ce le regalano ad ogni colpo di pedale ed a volte scende qualche lacrima di gioia, anche di dolore, un’emozione positiva si miscela con una negativa così da mantenerci in perfetto equilibrio.

Puoi rivivere esperienze incontrando persone alle quali hai dispensato consigli, hai conferito fiducia e hai dedicato tempo e quando le incontri, in quel preciso momento, ti portano in dote il regalo di una nuova emozione, di un nuovo successo, di coincidenze superiori ad ogni logica. Puoi rivivere le loro prestazioni e ti illuminano affinché tu possa emularli nella tua prestazione sportiva.

Altura; per qualche metro in più.

Alcune rapide nozioni inerenti i ritiri in quota. (Rif.: R. Pezzoli e Gregoire Millet) e addattamento di Alfio Pedrucci.

In quota l’ ossigeno si riduce progressivamente, nella misura del 10% ogni 1000 metri, dai 1500m in su. Questo fenomeno è definito con il termine IPOSSIA. L’organismo, per poter funzionare al meglio si attiva con delle compensazioni: aumenta la ventilazione per procurare più ossigeno dall’aria, aumenta l’attività cardiaca per inviare più ossigeno nel sangue, con il permanere in quota aumentano i globuli rossi. Oltre i 1500 m la percettibile spossatezza si riduce con il trascorrere dei giorni di permanenza in quota. Le modifiche più evidenti si attivano dai 2500 m. manifestandosi dopo qualche ora con sintomi di mal di montagna (mal di testa, nausea/vomito, senso di testa vuota)

Polmoni, membrana, muscoli, mitocondri, cuore. Non tutti gli organi sono allenabili! Lo Spirotiger sollecita i polmoni.

Le situazioni di stazionamento:

Vivi giù-allenati giù (LLTL) usuale.

Vivi giù-allenati su (LLTH) non ok!

Vivi su-allenati su (LHTH) anche per chi ha competizioni in quota.

Sonno e recupero sono di minor qualità.

Stimola l’aumento di globuli rossi, incremento di eritropoietina endogena, migliora la VO2Max, incrementa emoglobina.

Sprint di 10” e recupero di 20” fino ad esaurimento (circa 8) se mi esercito in quota miglioro del 7% e posso ampliare il nr degli sprint, quindi ho maggiore capacità di farne di più.

Effetto aggiuntivo in permanenza ininterrotta a 2200-2500m:

1.a settimana = +1%

3.a settimana = +4%

4.a settimana = +7%

Se scendo per qualche ragione e resto in basso oltre le 15 h, l’effetto si annulla.

Quando scendere?

a. Competizione dopo 2-4 giorni è ideale

b. Negativo dopo 5-12/15 giorni poiché si consuma più energia

c. Dopo 15-21 giorni è buono, fare di riequilibrio

d. L’effetto scompare dopo 30-35 giorni

 

Vivi su-allena giù (LHTL) nessun vantaggio! Tuttavia l’allenamento reale à comunque migliore di restare in camera ipobarica.

Post infortunio: la permanenza in quota a 3400m accelera il recupero.

 

 

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